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El Diablo: lo Gigolò

tumblr_lwp0168htN1qmqscxo1_500Caro lettore,

oggi voglio raccontarti una storia e ti prego di prestarmi attenzione…

C’era una volta L., un bambino piccolo, ossuto e troppo magro, nato da una famiglia all’antica e cresciuto con lo stesso paio di occhiali che adesso gli vanno piccoli tra i monti della Val Bernarda e le sue amate mucche, il muggito delle quali è stato, con le lacrime agli occhi, registrato prima della sua partenza verso Torino alla soglia dei 20 anni per non dimenticarle mai, e ricordare che Carolina era quella con la voce più soave, ma anche la più vecchia e che Clotilda aveva quel paio d’occhi che avrebbe ricercato nella donna dei suoi sogni. Due splendide vacche, insomma.

Oggi L. è uno studente universitario che si è imbattuto nella sottoscritta qualche giorno fa cercando di fare lo spavaldo e affermando “No perchè… mi chiamano il diavolo”

Dopo questo breve ma intenso momento nel quale lui forse cercava di riaccendere i più reconditi miei istinti animali, avendoli però irrimediabilmente spenti per una settimana intera,( neanche Brad Pitt che mi dice “You’re my faith, my fortune, my destiny” è riuscito a farmi sentire meglio), le supposizioni su quale fosse la sua occupazione nel tempo libero non sono mancate ed io e CJ siamo arrivate alla conclusione che sia uno Gigolò d’alta montagna che rende migliori le giornate delle vecchiette di paese che, vedove o unite a uomini che nonostante tutte le mattina gli venga sciolta la pillolina blu nell’acqua della dentiera proprio non ce la fanno, hanno bisogno di sentirsi di nuovo vive.

Così abbiamo ipotizzato un’associazione a due tra lui ( responsabile dei prodotti locali) e il suo fido compagno di banco dall’aria orientale che soddisfa la voglia di trasgressione esotica che chiameremo Goku.

Il Diablo non si fa problemi, può raggiungervi ovunque, con qualsiasi mezzo, preferibilmente una slitta o un paio di ciaspole, e sarà al vostro servizio per tutto il tempo che lo richiederete, le idee non gli mancano, può passare dal cospargervi appassionatamente di Raclette mentre gli si appannano gli occhiali, fino al darvi nomignoli dolci come Mocetta quando vi sentite tristi… Non è un uomo dalle grandi pretese, alla domanda “Quanto ti devo?” sentirete un “mah… niente… un etto di fontina.”.

Tutti questi sproloqui dovevano trovare un fondamento così CJ è partita con la filosofia del “Spezzagli il cuore, spezzagli il cuore! Dai girati e salutalo, girati a salutalo!” Io, dopo innumerevoli tentativi, mentre CJ era distratta sono riuscita a girarmi e fargli l’occhiolino, dopodiché è partita una mia irrimediabile risata..

Gli hai fatto qualcosa?

Sì, l’occhiolino, perché?

Perché è viola in faccia e credo non respiri più.

Forse El Diablo non è così focoso come sembra, non sempre un nome è una garanzia…

N.

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Tra Sauasseri, Lupi e fidanzati

Caro lettore, oggi è stata una giornata piena di rivelazioni, fin dalla mattina.

Appena io e CJ abbiamo finito di sorseggiare il nostro marocchino (grande rivoluzione, perché di solito ci diamo a caffè e succo alla pesca), ci siamo dirette verso la cassa per saldare il nostro debito giornaliero, una volta lì sentiamo “Ehi Luca!” CJ si gira spaesata cercando chi rispondesse a questo nome mentre Alphie, il nostro amato barista si gira con non chalance e risponde… Al che, un po’ stranite dall’accaduto chiediamo ad Alphie “Ma scusa, quindi ti chiami veramente Luca?” “Certo, ve l’ho anche detto…” Shock anafilattico.

Flashback per gli assenti alla lezione precedente:

[…]Mossa da non so quale tipo di curiosità CJ decide di buttarsi e chiedere:
“Come ti chiami?”
B:”Alfredo.”
CJ:”… Ma smettila!!!”
*barista sconcertato rimane in silenzio basito…*
CJ uscita dal bar per vergogna verso se stessa torna dentro e gli chiede
“No dai davvero, come ti chiami?”
B:” Luca, mi chiamo Luca…”
Secondo me si chiama Alfredo e si è offeso.

E da quel momento abbiamo continuato a chiamarlo Alfredo senza porci il benché minimo problema… figuraccia. Per diversi giorni.

Sapendo (erroneamente) che il barista si chiamasse Alfredo, non ero stupita dal fatto che il faicaffè si potesse chiamare Lupo, ma abbiamo comunque deciso di verificare…

“Scusa, tanto per sicurezza… tu ti chiami Lupo?”

“No, Fabrizio.”

“Ma lui ti chiama Lupo…”

“Sì, mi chiamano Lupo perché sono tutto peloso.”

Grazie. Dopo questa tua dichiarazione la mia maggior ambizione sarà riuscire a venire a letto con te…

Passando avanti, con l’immagine di Lupo che, cavoli, non sembra voler cedere a sbiadirsi oggi voglio presentarvi un nuovo essere mitologico, dopo lo Struzzavolo arriva il Sauassero.

Il Sauassero, per precisione è il mio esimio professore di economia, a mio parere un genio, ma è uno di quei geni, grazie al cielo, convinti che la lezione vada sdrammatizzata con qualche battuta qua e là, ma noi sappiamo già quando sta per sparare una delle sue perle perchè prima di enunciarla gonfia il suo petto come un piccolo passerotto che ha adocchiato una mollica di pane e cerca di spaventare il più imponente piccione; inoltre un sorriso storto gli si disegna sulla faccia, aspettandosi che tutti ridano,ma a partecipare rimangono puntualmente solo grilli e balle di fieno che rotolano nel silenzio… Mentre lui ignaro e pettoruto continua a sorridere…storto.

La giornata però non si conclude qui, ti avevo avvertito: una giornata densa.

Durante la pausa pranzo decido di andare con CJ da Tally Weijl (viva la pubblicità agggratis) per provare un vestito che volevo comprarmi per capodanno; arrivo, entro, lo trovo e scopro che è anche scontato del 50%  giornata fortunata, mi dico, allora vado in camerino e lo provo; mi metto in mezza punta a piedi nudi davanti allo specchio con il mio scintillante e splendido minidress, mi faccio fare una foto da CJ per mandarla alla mia metà e riscontrare una conferma nell’acquisto.

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sì o no?  chiedo

La risposta che mi arriva…?

Dovresti mettere un paio di tacchi.

reazione

Donne di tutto il mondo, unitevi e mostratemi la vostra solidarietà, ve ne prego…

N.

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