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L’importanza di chiamarsi Alfredo

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Caro lettore, come promesso oggi ho un mistero da svelarti, ovviamente mi sono bruciata tutto col titolo, ma era bello e quindi rimarrà quello!
Stamattina solito posto, solito bar, solita compagna di sventure, ci troviamo di fronte al BK pronte ad entrare per scoprire il vero nome di “Luca”; entriamo ed esclamiamo “Ciao Alfredo!” Ha risposto “ciao” con non chalance, si chiama Alfredo, abbiamo vinto.
Ci guarda ed esclama: sono un unicorno stamattina!
*si mette il classico decoro appuntito che si mette in cima all’albero di Natale sulla fronte*
Poi ci scruta… “Ciao CJ! E tu… Tu ti chiami…”
Io:”N.”
A:”… Che nome del cazzo! Ma i tuoi ti odiavano già da piccola?”
Lo adoro, giuro.
Una volta fatta colazione dopo almeno un mese di andirivieni riusciamo ad ottenere la tessera sconto del bar, quel tirchio di Alphie ce le aveva ammassate in una bocciona di vetro dietro la cassa e non si è mai degnato di darcele… Siamo tornate cattive e determinate all’ora di pranzo per accumulare punti, e che cavolo!

Come non bastasse oggi CJ si sentiva scintillante (colpa dei trucchi della MAC?!) si sentiva scintillante e si sentiva un unicorno “non lo vedi il mio corno, non lo vedi?” Ha preso la scossa 200 volte, toccando qualsivoglia superficie, credo fossero le sue sinapsi ad andare in corto circuito nel disperato tentativo di ripristinarsi…
torna in te torna in te torna in te…

N.

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Sventure al bar: Day 1

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Caro lettore, oggi ti presento CJ, la mia compagna di sventure universitarie che oggi è stata fonte inesauribile di ispirazione.
Per mia disgrazia, o per tremenda fortuna del mio ragazzo, ho la voce bassa, roca al che , appena entrate nel solito bar, il cassiere mi fa “hai perso la voce?” E io, reduce da un sacco di domande di questo tipo, ho risposto “sisi, mi sono raffreddata a Londra…” E lui “ti sta benissimo!” Al che mi sono gasata!
Oggi stesso bar, stesso cassiere, stessa compagna di sventure.. Avendo capito che avrei frequentato il solito posto almeno per i prossimi sei mesi, non so perché mi è venuta un botta di onestà e ho pensato di dovergli dire la verità… (Anche perché se mi dici che il tono basso mi sta bene, io mi carico!) dato che continuava a chiedermi come stesse la mia gola…
CJ: dobbiamo dirti un segreto…
B:ma i segreti non si dicono…
CJ: ma così non ti fai più figure di merda…
*barista nel panico che si gira di scatto con gli occhi spalancati e molla tutti i caffè*
Mi guarda tutto serio e mi fa
“sei trans?”
Mi sono fatta una sana, grassa risata…
“No è che parlo sempre così…e poi ieri mi hai detto che stavo bene… Non so più a cosa credere..”
Dopodiché caffè, brioche, succo di frutta..ci alziamo e andiamo a pagare, mossa da non so quale tipo di curiosità CJ decide di buttarsi e chiedere:
“Come ti chiami?”
B:”Alfredo.”
CJ:”… Ma smettila!!!”
*barista sconcertato rimane in silenzio basito…*
CJ uscita dal bar per vergogna verso se stessa torna dentro e gli chiede
“No dai davvero, come ti chiami?”
B:” Luca, mi chiamo Luca…”
Secondo me si chiama Alfredo e si è offeso.
A domani la prova per capire come si chiami veramente… Stay Tuned!
N.

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Nettare degli dei…

Oltre al fatto che oggi è lunedì, e la cosa è già traumatica di per sé, sono reduce da 10 giorni di pausa didattica e la prima cosa a cui ho pensato quando la sveglia è suonata strappandomi da un profondo sonno e da un sogno troppo strano che, effettivamente, è stato giusto interrompere, è stata ho bisogno di un caffè.

 

Non mi interessava come, né con quali vestiti ci sarei arrivata, ma avevo bisogno di caffeina, al più presto.

Da piccoli è una cosa che non piace, è amaro, e al liceo, a meno che l’abitudine non si sia già impossessata di voi, preferite prendervi un tè o una cioccolata…

Tutto comincia poi quando si avvicinano la maturità e in special modo le simulazioni di terza prova. Lo studente medio non è che non voglia studiare per tempo e volta per volta… è che proprio non ci riesce! Così nel weekend precedente alla simulazione cerca di sostenere un livello di concentrazione e di resistenza pari a 10 ore consecutive.

Il tè però non basta più e la cioccolata non serve a niente, anzi, d’inverno ti fa venire voglia di mettere un pigiamone antisesso, di metterti sotto le coperte e dormire. Quindi non si può fare. (oppure fa troppo caldo, e quindi no lo stesso!)

Così decidi di assaggiare il caffè per la prima volta con una certa serietà e BAM! Il miracolo!

Sarà che sono una che il caffè non lo beve praticamente mai e già il tè mi fa effetto, ma alla fine della tazzina mi sembrava pure di vederci meglio di un decimo e mezzo!

 

Così, una volta scoperte le sorprendenti potenzialità di dei piccoli chicchi neri non riesci più a farne a meno, almeno nei momenti d’emergenza come il lunedì mattina in cui la prima lezione è parecchio noiosa o nell’odiata sede d’esame in cui lo studente universitario, nonostante si chiami così, continua ad essere uno studente medio che a studiare prima…proprio nemmeno ci pensa…!

Ti ritrovi intrappolato in un ironico vortice di semi-dipendenza che ti fa dire dopo il caffè andrà tutto bene, così vai in cucina, pronto a sostenere un ritmo di studio che arriva a prolungarsi fino alle 4 del mattino, così ti trangugi 2 caffettiere nella speranza che vada tutto bene, ma ad un certo punto ti viene sonno, ti viene sonno troppo presto e pensi…non è possibile, torni in cucina pensando di farti altro caffè, afferri il pacco, fai per riempire la caffettiera, ma una piccola, poco evidente scritta in basso a sinistra ti manda nel baratro…

A basso contenuto di  caffeina.

Butti via il pacco e te ne vai a dormire. Non puoi farcela da solo.

N.

 

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