Spirito Natalizio Parte 3: io a braccetto con i Maya

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Caro lettore, non so tu, ma io un po’ nella fine del mondo ci speravo. Ci speravo non perché io mi sia riempita di debiti o abbia rapinato una banca nella prospettiva di morire oggi, ma perché sono irreparabilmente in crisi con i regali di Natale.

E’ una crisi dettata da una scelta personale: io devo trovare il regalo perfetto. Adoro le facce della gente che si illuminano perché ho comprato proprioquellacosalì.

Odio l’espressione “è solo un pensierino” grandissimo stronzo, se non avevi la minima idea di cosa comprarmi, dimmelo, non ridurre il tuo tempo di shopping a zero per poi comprarmi una cosa che con me non c’entra niente tipo un pijama integrale con tanto di piedi o un abbonamento per lo stadio, perché a me la faccia da donna soddisfatta viene bene,ma a questo punto mi dispiacerà l’essermi girata la città intera per trovare qualcosa che davvero si addica a te.

Non parlo di regali costosi, non parlo teneramente con i diamanti nella speranza che crescano bene quanto le piante, è questione di conoscere la persona a cui stai andando a comprare qualcosa, è questione di tenerci. Cavoli.

Se poi è la cosa giusta anche se costa tanto la prendo, sono arrivata a fare un regalo da 175€ perché era proprio lui, mi parlava dalla vetrina, dovevo prenderlo, poi i regali fatti a questa persona si sono ridotti a cose molto più economiche per l’impossibilità di ripetermi, ma il colpaccio ormai l’avevo fatto.

Si può anche non spendere nulla, posso ricevere regali che costano zero, ma sono ragionati, non so se rendo l’idea, un qualcosa che ti strappi un sorriso, ti riporti alla mente bei momenti, come un album di vecchie fotografie dalla tua migliore con tanto di commenti accanto alle istantanee.

L’importante è trovare qualcosa che scaldi il cuore…

Detto questo sono in alto mare, non mi sono illuminata neanche un po’ e credo che mi prostrerò ai piedi dei miei amici e parenti alla ricerca di perdono per non aver trovato la cosa giusta perché i Maya mi hanno fregata e non hanno mantenuto la loro promessa, non dirò mai “è solo un pensierino.” piuttosto la morte.

N.

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Disperazione alla fragola

Caro lettore, per oggi un titolo sdolcinato per cui i già pochi uomini che mi seguono allontaneranno il viso dallo schermo con una smorfia e quel leggero moto di schifo che ti prende lo stomaco; ma è stata una giornata strana e mi serviva un titolo altrettanto singolare, quindi perdonatemi…

Stamattina, me tapina, ero da sola a fare colazione, entro al bar e c’era un silenzio surreale, il solito DVD del concerto di Lady GaGa a New York aveva un volume troppo basso per i miei gusti: se il rumore che sento di solito è solo prodotto dal casino che facciamo io e CJ, allora abbiamo un problema, non solo perché disturbiamo la quiete pubblica, ma perché a questo punto sento le voci.

Mi avvicino al bancone, ordino e dico ad Alphie “Ma che silenzio c’è oggi?”

“Eh… stai zitta,no?”

Lo amo.

Poi se n’è andato non so in quale meandro del locale cantando So happy I could die ed è tornato con gli occhi lucidi…

nini… chissà cosa gli è successo…

“Ho solo sonno…” sì sì, tutte le donne dicono così…

Dopodiché vado a lezione e, essendo sola, cerco una compagna per le prossime 2 ore, la trovo, la individuo, le faccio segno di avvicinarsi e poi un terrificante pensiero nasce nella mia mente… era la stessa che qualche giorno prima aveva il famoso profumo all’ano di unicorno (odori-molesti), non potevo più tornare indietro.

Si avvicina a me ed oltre a sapere di zucchero filato e macedonia sapeva anche di fumo, davvero un bell’inizio di giornata. Mi sono presa il naso tra le mani e ho cominciato a respirare l’odore della mia crema, in mancanza di un sacchetto di carta per cercare di calmarmi…

Volevo quasi farle qualche domanda…

mi vedevo già la scena…

“Che profumo usi? Ma soprattutto perché?

Cavoli, non te l’ha mai detto nessuno che esageri? non lo senti? Quando l’hai scelto a cosa pensaviIlluminami!

Ho solo avuto la forza, in preda a mal di testa e nausea (dev’essere una tipologia di profumo woodoo per risucchiarti le energie) di mandare un messaggio a CJ pieno di disperazione, mi sono calmata quando ho letto: Dai che arrivo! 🙂

Sì ti prego salvami, porta degli Air Action Virgosol e stendiamola con lo scoiattolo che spero salti fuori dalla scatola!

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N.

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Tra Sauasseri, Lupi e fidanzati

Caro lettore, oggi è stata una giornata piena di rivelazioni, fin dalla mattina.

Appena io e CJ abbiamo finito di sorseggiare il nostro marocchino (grande rivoluzione, perché di solito ci diamo a caffè e succo alla pesca), ci siamo dirette verso la cassa per saldare il nostro debito giornaliero, una volta lì sentiamo “Ehi Luca!” CJ si gira spaesata cercando chi rispondesse a questo nome mentre Alphie, il nostro amato barista si gira con non chalance e risponde… Al che, un po’ stranite dall’accaduto chiediamo ad Alphie “Ma scusa, quindi ti chiami veramente Luca?” “Certo, ve l’ho anche detto…” Shock anafilattico.

Flashback per gli assenti alla lezione precedente:

[…]Mossa da non so quale tipo di curiosità CJ decide di buttarsi e chiedere:
“Come ti chiami?”
B:”Alfredo.”
CJ:”… Ma smettila!!!”
*barista sconcertato rimane in silenzio basito…*
CJ uscita dal bar per vergogna verso se stessa torna dentro e gli chiede
“No dai davvero, come ti chiami?”
B:” Luca, mi chiamo Luca…”
Secondo me si chiama Alfredo e si è offeso.

E da quel momento abbiamo continuato a chiamarlo Alfredo senza porci il benché minimo problema… figuraccia. Per diversi giorni.

Sapendo (erroneamente) che il barista si chiamasse Alfredo, non ero stupita dal fatto che il faicaffè si potesse chiamare Lupo, ma abbiamo comunque deciso di verificare…

“Scusa, tanto per sicurezza… tu ti chiami Lupo?”

“No, Fabrizio.”

“Ma lui ti chiama Lupo…”

“Sì, mi chiamano Lupo perché sono tutto peloso.”

Grazie. Dopo questa tua dichiarazione la mia maggior ambizione sarà riuscire a venire a letto con te…

Passando avanti, con l’immagine di Lupo che, cavoli, non sembra voler cedere a sbiadirsi oggi voglio presentarvi un nuovo essere mitologico, dopo lo Struzzavolo arriva il Sauassero.

Il Sauassero, per precisione è il mio esimio professore di economia, a mio parere un genio, ma è uno di quei geni, grazie al cielo, convinti che la lezione vada sdrammatizzata con qualche battuta qua e là, ma noi sappiamo già quando sta per sparare una delle sue perle perchè prima di enunciarla gonfia il suo petto come un piccolo passerotto che ha adocchiato una mollica di pane e cerca di spaventare il più imponente piccione; inoltre un sorriso storto gli si disegna sulla faccia, aspettandosi che tutti ridano,ma a partecipare rimangono puntualmente solo grilli e balle di fieno che rotolano nel silenzio… Mentre lui ignaro e pettoruto continua a sorridere…storto.

La giornata però non si conclude qui, ti avevo avvertito: una giornata densa.

Durante la pausa pranzo decido di andare con CJ da Tally Weijl (viva la pubblicità agggratis) per provare un vestito che volevo comprarmi per capodanno; arrivo, entro, lo trovo e scopro che è anche scontato del 50%  giornata fortunata, mi dico, allora vado in camerino e lo provo; mi metto in mezza punta a piedi nudi davanti allo specchio con il mio scintillante e splendido minidress, mi faccio fare una foto da CJ per mandarla alla mia metà e riscontrare una conferma nell’acquisto.

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sì o no?  chiedo

La risposta che mi arriva…?

Dovresti mettere un paio di tacchi.

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Donne di tutto il mondo, unitevi e mostratemi la vostra solidarietà, ve ne prego…

N.

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Lo Struzzavolo e la Regina Elisabetta

Caro lettore, oggi è lunedì, il che vuol dire solito bar e solita compagna di sventure.

Sfortunatamente oggi Alphie non ha dato il meglio di sè, non era poi così tanto allegro, è esploso solo quando una dignitosa signora e famiglia sono usciti dal locale,allora ha attaccato a dire “ciao…ciao…ciao…ciao” muovendo la manina come Her Majesty The Queen Elizabeth II poi si è calmato e la cosa è più o meno morta lì, spero che domani stia meglio, un personaggio del genere non può e non deve finire nell’ombra… sennò poi io e CJ la mattina cosa facciamo?

Il meglio è arrivato tra le 10 e le 12 del mattino durante la lezione di macroeconomia; devi sapere che la settimana scorsa sono stata abbordata da un tipo parecchio old-fashioned, di quelli che non è che di nerd hanno solo la montatura degli occhiali, no, hanno il gene espresso nella sua totalità e finiscono col farti anche un po’ tenerezza. Bene, io avendo narrato tutto ciò a CJ non ho mancato di riferirle di un avvenimento unico, vicina all’old-fashioned, che cerca di intavolare un discorso con me mentre io cerco rapidamente con gli occhi qualche uscita laterale e stringo il pugno ad una maniglia anti-panico nella speranza di sentirmi meglio, guardo il suo smartphone e gli chiedo “Come mai questo screensaver?” (per la cronaca la foto di un disegno in bianco e nero di un libro)

*Rullo di tamburi, fiato alle trombe, suspance*

“Perchè mi chiamano il diavolo.

CJ ti prego dove sei? Ho bisogno di te in questo momento,ti prego, dimmi che l’hai sentito anche tu, non credo che riuscirò a non scoppiargli a ridere in faccia… A pensarci bene forse è meglio che tu non sia qui, non avrei mantenuto un’espressione decorosa altrimenti…

“Ah,davvero? E come mai?”

“Eh… è una lunga storia…”

No, ti prego, non lasciarmi così, parliamo dei tuoi problemi, tutti hanno bisogno di una spalla su cui piangere ogni tanto…

Al che oggi ho diligentemente indicato a CJ l’old-fashioned e lei ovviamente non ha esitato a tirare fuori le sue perle di saggezza…

“Ma non è un diavolo, al massimo sembra uno struzzo, guardalo, prendi uno struzzo, mettigli gli occhiali ed è lui, è pure ultrapiatto, se si mette dietro a quella ragazza non si vede… Ti rendi conto che riesce a sparire dietro ad una ragazza? Dovremmo comprare una Sim apposta, solo per fargli gli scherzi telefonici…”

Morale, ecco a voi lo Struzzavolo (mancano gli occhiali,ma fatevelo andare bene…)

N.

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Spirito Natalizio Parte 2

Mentre voi, abitanti di centro città, vi svegliate euforici ed uscite di casa contenti che stia cadendo la neve, noi abitanti di collina ci svegliamo con questa faccia qui:

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La mia prima esclamazione stamattina non è stata “Ooooooh la neveeee!!!”, è stata “Porcaccia. Nevica” dopodiché cellulare-rubrica-fidanzato-chiama sali con la pala e aiutami ad uscire di casa.-fine della telefonata.

Non c’è felicità nei nostri occhi, sappiamo già che neve vuol dire scendere ai 10 all’ora dalla collina con la vecchietta di turno con tanto di bastone che ti supera insultandoti, che dalla solita curva cieca arriverà il solito cretino in mezzo alla strada per cui dovrai sperare di sopravvivere.

Non selezioniamo vestiti fashion per uscire di casa,no! Prendiamo vestiti da lavoro per spalare via la neve da davanti casa, il mio vicino è più all’avanguardia, lui ha un mini spalaneve motorizzato e gode come una faina lì seduto sul suo marchingegno: un bimbo che guida la macchinina…

Dopodiché prima di uscire di casa diamo voce ai corni e ci riuniamo tutti insieme in giardino, ci mettiamo in cerchio, accendiamo un falò, balliamo a saltelli e recitiamo il nostro mantra della neve “smetti di scendere smetti di scendere u-ah-ah” e alla fine sgozziamo un coniglietto di cioccolato.

Non sono contro la neve, fa tanto pensare al Natale, è vero, ma la adoro solo quando non rischio di sfracellarmi contro un muro, in montagna per esempio potrebbero scenderne 15 metri… viva lo snowboard! ma qui in collina, no! giù il 24, giù il 25 e per il 26 mattina alle 7 nondev’essercenepiùtraccia.!

Poi però arrivi in città col tuo cappellino e il tuo paio di guanti, cammini per strada, non fa neanche troppo freddo e allora un sorrisino piiiiccolo piiiiccolo ti si disegna sulle labbra, anche se alzi gli occhi al cielo e con un tono un pochino più soave esclami “Vedi di non attaccare per terra.”

N.

Ps: adotta anche tu un collinaro a distanza che è costretto a lavorare tutte le mattine per spalare la neve per poi andare a lavoro! ❤

 

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Spirito Natalizio Parte 1

Caro lettore, non so tu, ma io ho seri problemi col Natale, non sono tipo il Grinch, non lo odio… Ho un’allergia alle luci di Natale della mia città.

Torino.

Prima capitale d’Italia.

Città d’Arte.

E chi più ne ha più ne metta, ma tutti gli anni mettono veramente troppe cose, quello che ci sono qui non sono luci di Natale!!!

Niente a che vedere con quello che c’è a Londra; fiocchi di neve giganti, bastoncini di zucchero… NO! Da noi ci sono cose come:

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Che cos’è? come dovrebbe rappresentarmi il Natale? Io capisco che ci sia un progetto chiamato “Luci d’artista” per cui questi sono pezzi d’arte di cui andare orgogliosi, ma metteteli ad aprile, che tanto viene buio lo stesso e le guardiamo volentieri…

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Queste. Le odio. Mi fanno venire l’ansia e ci sono da anni perché le deve aver fatte qualche esimio architetto supergenio e quindi…vantiamoci!

5232598764_a56db9174c_zQueste poi… l’apoteosi mi ricordo che (fortunatamente non ci sono più) le guardavo e non capivo… perché si prendono a testate? Infondo è Natale… E non azzardatevi a dirmi che si stanno baciando perché si stanno prendendo a testate. Punto.

Le disgrazie però non finiscono qui, oggi non ho visto CJ, ma ha contribuito alla mia creatività mandandomi una foto per la quale le parole non servono perché dovete sapere che oltre al Comune ci danno dentro anche i torinesi:

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Adesso dimmi, cos’è sta roba?!

Uno spunto di unicorno?

Michael Jordan che salta?

La Tour Eiffel?

[Cit. CJ]

L’anno prossimo contattatemi che vi presto le mie di luci, sono vecchie quanto me, ma fanno più bella figura.

N.

 

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L’importanza di chiamarsi Alfredo

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Caro lettore, come promesso oggi ho un mistero da svelarti, ovviamente mi sono bruciata tutto col titolo, ma era bello e quindi rimarrà quello!
Stamattina solito posto, solito bar, solita compagna di sventure, ci troviamo di fronte al BK pronte ad entrare per scoprire il vero nome di “Luca”; entriamo ed esclamiamo “Ciao Alfredo!” Ha risposto “ciao” con non chalance, si chiama Alfredo, abbiamo vinto.
Ci guarda ed esclama: sono un unicorno stamattina!
*si mette il classico decoro appuntito che si mette in cima all’albero di Natale sulla fronte*
Poi ci scruta… “Ciao CJ! E tu… Tu ti chiami…”
Io:”N.”
A:”… Che nome del cazzo! Ma i tuoi ti odiavano già da piccola?”
Lo adoro, giuro.
Una volta fatta colazione dopo almeno un mese di andirivieni riusciamo ad ottenere la tessera sconto del bar, quel tirchio di Alphie ce le aveva ammassate in una bocciona di vetro dietro la cassa e non si è mai degnato di darcele… Siamo tornate cattive e determinate all’ora di pranzo per accumulare punti, e che cavolo!

Come non bastasse oggi CJ si sentiva scintillante (colpa dei trucchi della MAC?!) si sentiva scintillante e si sentiva un unicorno “non lo vedi il mio corno, non lo vedi?” Ha preso la scossa 200 volte, toccando qualsivoglia superficie, credo fossero le sue sinapsi ad andare in corto circuito nel disperato tentativo di ripristinarsi…
torna in te torna in te torna in te…

N.

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Odori molesti

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Come già detto nel post di prima, CJ oggi è stata una fonte inesauribile di ispirazione, le nostre disavventure infatti non si sono concluse al bar (per maggiori informazioni consultare “Sventure al bar: Day 1).

Dopo la nostra ricarica di caffeina ci dirigiamo verso l’aula per assistere alla lezione di sociologia, dopo un po’ CJ si gira verso di me con un’espressione strana e mi dice “ma lo senti quest’odore? questo profumo nauseante? chi è? chi cavolo è? che profumo di merda…”

Morale, dopo qualche minuto il mal di testa è venuto anche a me, cara sconosciuta, o caro sconosciuto, sappi che i profumi della Malizia all’ano di unicorno non vanno più di moda, quindi…risparmiaci!

Ben contente della fine della lezione di siamo dirette verso la seconda aula per la lezione successiva, prendiamo posto e cominciamo ad ascoltare ciò che l’erudito professore ha da trasmetterci, dopo qualche nano secondo rivedo la stessa faccia preoccupata di CJ di prima, unica differenza: è paonazza di rabbia: scoppio a ridere per partito preso, poi le chiedo cosa non vada…

“Questo qua davanti puzza di sudore in una maniera allucinante…”

Il signorino alza l’ascella e mi rendo anch’io conto del problema, comincio a ridere, cosa che mi permette involontariamente di smettere di respirare e salvarmi. Dopo un’ora di profonda agonia durante la quale la mia compagna di sventura non riscontra nemmeno un briciolo della mia solidarietà poiché continuo a scompisciarmi, la vedo tirare fuori dalla borsa delle diplomatiche caramelle alla violetta con la palese idea riflessa negli occhi lucidi di ficcarsene una per narice e smettere di soffrire.

Finita la lezione, non finisce il casino…

Le donne,specialmente CJ dopo 4 ore di lezione hanno l’impellente necessità di andare in bagno e fare la coda.

L’unico pensiero a cui riesce a dar voce la mia compagna di sventure è “Se ci sono odori schifosi anche qui impazzisco.”

Dal bagno occupato: *Prrrr*

Guardo CJ che prima esclama “eh…” poi diventa di nuovo paonazza, io al solito scoppio a ridere, dopo qualche nanosecondo sento una porta sbattere: CJ non ce l’ha fatta: è andata nel bagno degli uomini.

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Sventure al bar: Day 1

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Caro lettore, oggi ti presento CJ, la mia compagna di sventure universitarie che oggi è stata fonte inesauribile di ispirazione.
Per mia disgrazia, o per tremenda fortuna del mio ragazzo, ho la voce bassa, roca al che , appena entrate nel solito bar, il cassiere mi fa “hai perso la voce?” E io, reduce da un sacco di domande di questo tipo, ho risposto “sisi, mi sono raffreddata a Londra…” E lui “ti sta benissimo!” Al che mi sono gasata!
Oggi stesso bar, stesso cassiere, stessa compagna di sventure.. Avendo capito che avrei frequentato il solito posto almeno per i prossimi sei mesi, non so perché mi è venuta un botta di onestà e ho pensato di dovergli dire la verità… (Anche perché se mi dici che il tono basso mi sta bene, io mi carico!) dato che continuava a chiedermi come stesse la mia gola…
CJ: dobbiamo dirti un segreto…
B:ma i segreti non si dicono…
CJ: ma così non ti fai più figure di merda…
*barista nel panico che si gira di scatto con gli occhi spalancati e molla tutti i caffè*
Mi guarda tutto serio e mi fa
“sei trans?”
Mi sono fatta una sana, grassa risata…
“No è che parlo sempre così…e poi ieri mi hai detto che stavo bene… Non so più a cosa credere..”
Dopodiché caffè, brioche, succo di frutta..ci alziamo e andiamo a pagare, mossa da non so quale tipo di curiosità CJ decide di buttarsi e chiedere:
“Come ti chiami?”
B:”Alfredo.”
CJ:”… Ma smettila!!!”
*barista sconcertato rimane in silenzio basito…*
CJ uscita dal bar per vergogna verso se stessa torna dentro e gli chiede
“No dai davvero, come ti chiami?”
B:” Luca, mi chiamo Luca…”
Secondo me si chiama Alfredo e si è offeso.
A domani la prova per capire come si chiami veramente… Stay Tuned!
N.

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Londra: una vacanza anti-turistica.

Cosa fate quando siete stanche, annoiate, un po’ arrabbiate e perennemente tristi? la maggior parte di voi starà pensando ad un taglio nuovo o ad una tinta stravagante, io compro un biglietto aereo.

Non c’è niente di meglio, nei momenti no, che prendere e partire, per staccare un po’, l’unico requisito è trovare un volo economico.

Così giovedì mi sono ritrovata con due amiche nella capitale inglese. La prenotazione in un ostello che non si ha idea di dove sia e ovviamente l’atterraggio nell’unico aeroporto non collegato con la metro, yeeee! ma se queste cose non le fai quando sei giovane, quando le fai? Colpita e affondata.

Dopo 6 ore di viaggio tra pullman, metro, ausilio dei piedi e inspiegabile tendenza ad allungare il tragitto rinunciando persino all’ascensore e decidendo di  fare 111 gradini (perchè i britannici sono precisi) con le valigie siamo arrivate al Rest Up. Un bell’ostello,ve lo consiglio, con tanto di opzione full-english Breakfast a £ 5,50, della serie che quando l’abbiamo ordinata ci hanno guardate basiti…

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Non volevamo goderci Londra nel solito modo, entrare nei negozi per souvenir e comprare magliette con la union jack o passare la giornata a contemplare il seppur stupendo Big Ben (oddio, l’abbiamo visto, abbiamo preso la metro, siamo uscite all’aperto, l’abbiamo adocchiato, ma poi c’era troppa gente, troppi turisti accalcati, l’attraversamento pedonale sembrava quello che si vede nei film a New York alle 7 di mattina e quindi… è finita la magia), così ci siamo focalizzate sul cibo (abbiamo mangiato a tuuuutte le ore del giorno) e su posticini carini da vedere che fossero pieni di inglesi o turisti che sono lì perché si sono persi…

Così potete muovervi in centro da Piccadilly e guardare qualche negozio, strada in cui il fish & chips costa troppo e per rientrare nei costi potete buttarvi in fast food come SubWay che in Italia non c’è ed è buono, potete andare a Covent Garden al mercatino di Natale dove hanno un senso delle decorazioni e sentono il Natale fin troppo in anticipo per i miei gusti… cori di donne alticce con cappellini rossi per strada… (sìììì esistono sul serio! :D) lì potete trovare Ben’s Cookies dove potrete mangiare dei Cookies giganti davvero prelibati oppure spostarvi a Camden Town dove la presenza assidua dei punk è solo più un ricordo e gli unici tre che abbiamo visto erano italiani e neanche emigrati, in vacanza e basta. Qui potrete trovare dei banchi cinesi dove potete fare un mix di cibo a £3 oppure mangiare un waffle…Ma quanto hai mangiato? Caro lettore, sarebbe meglio soprassedere su questo,i nostri spostamenti sono avvenuti in funzione del cibo,quindi parlerò di luoghi e cibo, rassegnati.

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Comunque dopo aver forse soddisfatto la vostra curiosità continuiamo con la narrazione, a Camden c’è il famoso mercato Camden Lock che il giovedì è aperto fino alle 22, dove potete trovare di tutto, dalle candele, alle borse di pelle al Bubble Tea…Cos’è il Bubble Tea? Caro lettore, adesso arrivo,il Bubble tea è un tè del quale puoi scegliere il gusto (frutto della passione piuttosto che altro, all’interno del quale ti mettono delle palline che salgono attraverso la cannuccia fornita, che è ovviamente fuori misura, e

1. le palline arrivano su quando meno te lo spetti (shock numero 1)

2. scoppiano e rilasciano il succo del gusto che hai scelto (shock numero 2)

Comunque sia l’ho trovata un’esperienza mistica e da provare, fuori dal locale c’è infatti scritto:

Don’t be a virgin, try one today.

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Mi scuso con i soggetti presenti nella foto, ma dovevo metterla o non si capisce niente!

Dopo Camden e Piccadilly andate a Soho alla Hummingbird bakery dove potete trovare i più buoni CupCakes di Londra (costano un occhio della testa ma si può fare), provate il fish &chips, che mi ha deluso, dopo quattro giorni di fast food e tè d’asporto (non è questione di farecomeneifilm, è questione che col freddo che fa, dopo un po’ le mani a qualcosa di caldo ce le devi attaccare).

Ricordatevi che guidano a destra, che i pullman non vi stanno venendo addosso, stanno semplicemente girando, che se vi sorpassano da destra e sono dei camion non dovete uscirneve fuori con ma guarda ‘sto cretino, che quando attraversate la strada dovete guardare dalla parte opposta, comunque sia, ci sono delle efficientissime scritte a ricordarvelo (roba che adesso che sono tornata non so più cosa fare, giro convulsamente la testa a destra e a sinistra e poi scoppio a piangere dallo sconforto e anche se scatta il verde non mi muovo), muovetevi in metro e in bus, ma ricordatevi di comprarvi una Daily Card che così potete andare dove ve pare e pagare £7 che sennò costa tutto un casino e per pagà la metro non mangiate.

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Lo stare in ostello richiede una certa elasticità e l’essere poco oche, se volete un bagno privato, una Iacuzzi e un letto matrimoniale pagatevi un Hotel, se avete l’ansia perché in camera potrebbe arrivare a dormire qualcuno da un momento all’altro (l’ho avuta un po’ per tutto il tempo), cercate di adattarvi.

Cercate di vivervi Londra il più possibile.

NO a TopShop (sarà economico in altri angoli di globo, ma qui costa un sacco)

NO ai ristoranti italiani (siete all’estero, diamine, provate qualcosa di nuovo)

Sì a Primark (tutto costa niente.)

In poche parole vivetevela, cercate di divertirvi, cercate di entrare nel mood e capire come funziona, fatevi prendere, risucchiare da una metropoli che purtroppo va a dormire troppo presto (l’eccezione sono i locali che chiudono all’una di notte),ma che saprà accogliervi nel modo migliore e farsi amare!

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N.

 

 

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