Archivio mensile:ottobre 2012

Li vedi subito…

Quelli strani, quelli un po’ fuori dal mondo, li vedi subito… Quelli che non sanno nemmeno da dove cominciare e ti si avvicinano, un po’ gobbi e un po’ impauriti, quasi a voler dire io quelle come te si insomma le donne… Pensavo stessero solo a Narnia e che come la strega cattiva ghiacciassero tutti quindi… C’ho paura.
Tu li vedi, li squadri: occhiale tattico, tondo, i più audaci si danno al rettangolare, il capello un po’ unto e lo sguardo da bambi… “Ciao…” Dici, magari si sblocca… Lui sgrana gli occhi, tra un po’ credi possa urlare “SPECCHIORIFLESSO! Ho un Phon nella borsa, se mi congeli mi scongelo!” poi per qualche strano motivo decidono di presentarsi, un picco di coraggio e così la vedi che si avvicina inesorabile, viscida e subdola… la mano morta provi a stringerla, ma scivola un’anguilla umida appena tirata fuori dall’acquario, abbozzi un sorriso, ma pensi “la-scia-mi la ma-no… Poi parliamo..”
Che poi magari ci parli sul serio e non sono male, sono anche simpatici, molto più gentili di quelpezzodignoccoallucinantechehaivistoieri, ma è l’entrata in scena che rovina, che ti fa dire notipregoprendilei quindi, di grazia, per favore uomini di tutto il mondo… Ci piacete, ci piacete timidi, impavidi, bruni, biondi, coraggiosi, un po’ vigliacchi e se vi capita anche un po’ stronzi… Ma queste piccole cose evitatele, non dico di doversi presentare come i fotomodelli che, a poterlo fare, dopo averli osservati attentamente per un po’, li prenderei a testate… Ma la manina, almeno la manina vi prego… E dritticonlaschiena!!!

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Il suicidio a 10 anni…

Se ne sono sentite tante di tragedie in questo periodo. Persone che a causa della crisi non riescono ad arrivare a fine mese e decidono, con un ultimo gesto, di porre fine alla propria vita. Mai però si pensa che un’iniziativa di questo tipo possa partire da un bambino, che, ieri, una volta tornato da scuola, va in bagno e si stringe al collo una sciarpa fino a soffocare.
Il ragazzino aveva 10 anni, figlio di genitori separati consensualmente, un divorzio ,quindi, per quanto sia possibile, tranquillo… Viveva con la madre, ma passava la maggior parte delle giornate con i nonni poiché entrambi i genitori lavoravano. Sembra impossibile che una mente innocente possa dar vita ad un pensiero così folle senza aver prima, a quanto affermano i famigliari , dato alcun segno di sofferenza. Forse, però, non esistono più menti innocenti, forse i problemi dei grandi diventano troppo pesanti da sopportare, forse una presa in giro a scuola risulta difficile da sostenere e così anche i più piccoli decidono di spiccare il volo.

N.

Piccole cose…

Capita di passare una di quelle giornate così, in cui sembra che tutte le piccole cose vadano per il meglio: si riescono a scegliere subito i vestiti adatti, l’occhio destro, una volta truccato, è uguale al sinistro, si trova subito parcheggio, eviti una multa, il caffè è più buono del solito, la tua brioche è stata appena sfornata, non fa troppo freddo e viene fuori anche un po’ di sole, così puoi permetterti di camminare con un sorriso stupido stampato in faccia che la gente non si sa spiegare, ma va bene così, quasi quasi ti sentì anche un po’ più alta e non importa neanche se ti sei appena resa conto che il tuo articolo pecca in punteggiatura in quanto di punti non ce ne sono proprio, perché oggi va così, perché oggi non hai perso il pullman, non ti si sono slacciate le all star e il raffreddore se ne sta andando, oggi va bene così, perché queste piccole cose fanno di una giornata qualsiasi, una grande giornata…

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Non vogliamo le vostre poltrone, solo le nostre sedie.

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Questa è la frase efficace e provocatoria che gli studenti di palazzo nuovo di Torino hanno scritto su uno striscione poi attaccato ad uno dei muri dell’atrio come simbolo della loro protesta nei riguardi dei problemi della distribuzione degli studenti nelle aule.
Quello di cui si è largamente discusso negli ultimi giorni, anche su testate importanti come “La Stampa” è un problema che agli universitari torinesi è ormai noto da tempo: troppe persone in aule troppo piccole, così girando per i corridoi la mattina si possono notare persone che per seguire il corso in svolgimento stanno sedute fuori dall’aula per ascoltare quello che viene detto dentro. Una cosa inaccettabile oltre ad essere assolutamente distante da qualsiasi norma di sicurezza, così, oggi più di un centinaio di studenti ha deciso di dare silenziosamente voce al problema sedendosi per terra nell’altro dell’ateneo e discutendo di ciò che avevano notato o di ciò che non andava bene; sono venute fuori frasi a dir poco sorprendenti, come “ciao ragazzi volevo solo dirvi che facciamo lezione in 100 in un’aula in cui ci starebbero 400 persone.” incapacità organizzativa? Mancanza di elementare intuizione? Pigrizia? Menefreghismo? Non si sa; comunque pare che l’assemblea abbia distrubato sufficientemente i piani alti, forse qualcosa cambierà…

Le mezze stagioni

“Eh… Le mezze stagioni… Non esistono più, tutta colpa del riscaldamento globale…” Maledetti… Maledetti… vogliamo parlare del tempo di questi giorni? Ok, lo so, il tempo è un argomento banale di cui si parla quando, in realtà, non si ha niente, ma proprio niente da dire…
Eppure mi trovo in dovere di affrontare il problema

Questo è uno di quei periodi dell’anno in cui guardi fuori e dici “beh… Siamo a metà ottobre, fa freddo: mi vesto!” No cari, no! perché quando uscirete di casa farà caldo, un caldo dal quale potrete sommariamente salvarvi solo se siete vestiti a strati e, per contro, quando crederete a quel pallido sole che sembra promettere un confortevole tepore vi ritroverete ad inspirare gelo ed espirare pezzettini di ghiaccio che si frantumeranno silenziosamente per terra. Così, cari miei, vi,inevitabilmente ed inesorabilmente ammalerete. Passerete giorni interi a soffiarvi il naso e a ricercare nelle pubblicità dei medicinali una nuova innovativa ed infallibile soluzione…
Conosco gente che si ammala solo durante i cambi di stagione; loro starnutiscono e tu sai che il solstizio, o l’equinozio che sia, si sta avvicinando e allora cominci a riesumare tutte quelle cose che pensavi di non usare più fino alla piena stagione, ma che poi finisci per recuperare, dicendo “amen, tanto non so cosa mettermi” non tanto per questione di stile, tanto quanto per pura e necessaria sopravvivenza.
Il guaio è quando il tuo “stagiono metro” personale non c’è, allora non sai come sta, se ha mal di gola, quanto spesso starnutisce o se è già passato alla fase misdraioalettoenonmialzopiùspostatemidipeso. Allora decido di chiamarlo, risponde con una voce nasale: sai di essere fregato

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Lo spazio bianco.

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Lo spazio bianco. Un film di Francesca Comencini che prende spunto dal romanzo di Valeria Parrella. Un film complesso che sembra all’inizio non avere un senso: la regia è singolare, le inquadrature particolari, i dialoghi quasi assenti… Poi, una volta che si riesce ad entrare della storia si capisce perché…
Margherita Buy interpreta una donna, una donna come tante che, nonostante l’età, si innamora, ma essendo sempre stato detto che l’amore non ha età, questo dettaglio rimane particolarmente irrilevante…
Si innamora di un uomo qualsiasi, un bell’uomo notato in un cinema e rimane incinta, in quel momento viene solo da pensare che sia impossibile per un’adulta, per due adulti, essere così incoscienti, eppure…
Una donna incinta quindi, che però partorisce una figlia prematura di sei mesi e da qui il film assume una sorta di stasi snervante, l’impotenza di una madre sola davanti ad un’incubatrice per mesi, una madre che dice “le altre sono incinte e aspettano, io non sono incinta, ma aspetto comunque…” Tutto è sospeso, tutto è surreale, questa donna si ritrova sola, per metafora cammina anche in strade deserte, non ha nessuno, solo l’incertezza, ma alla fine riesce a lasciare uno spazio bianco nella pagina della sua vita e a ricominciare a riscrivere la storia, ritrovando la sua Ειρήνη…

N.

Quelle giornate che…

Lunedì. Cosa c’è peggio del lunedì? Ok, adesso siamo già a martedì, ai primi minuti del secondo giorno della settimana che accorcia di un briciolo l’agonia di arrivare al week end, ma l’ispirazione ha tardato a raggiungermi…
Oggi è stata una di quelle strane giornate, una di quelle che cominciano già col piede sbagliato, quelle in cui la sveglia suona, la spegni e ti giri dall’altra parte rispetto al comodino, poi un solo, piccolo insignificante ragionamento si insinua nel tuo cervello e ti fa pensare che se la sveglia ha suonato forse un motivo ci sarà, che forse dovevo fare qualcosa, qualcosa di inevitabile, importante, che se tanto, fosse stato sabato, la sveglia non avrebbe suonato prima delle 9: alzarti per forza
Così, consapevole di essere già in ritardo conti velocemente fino a tre e salti fuori dal letto per non soffrire troppo, prendi dei vestiti dall’armadio, rigorosamente a caso dopo averlo fissato per altri preziosi minuti e ti dirigi in bagno dove una persona sconosciuta dallo sguardo alquanto disperato ti sta fissando, poi ti rendi conto di essere tu e di dover necessariamente fare qualcosa, qualsiasi cosa… Così prendi la spazzola e cerchi di dare una parvenza di ordine a quel nido che ti ritrovi in testa, poi si passa ai trucchi: col minimo sforzo, il peggior risultato, ma non te ne accorgi subito, no, in quel momento qualsiasi cosa sarebbe meglio della “persona” incontrata qualche minuto prima, saranno la vetrina di un negozio o lo specchietto retrovisore della macchina a rivelare il disastro , ma è troppo tardi e così continui per la tua strada, ostinata… Arrivi all’università e di rilevante non succede nulla; sembra tutto piatto, tutto così uniforme, un po’ sciatto come i vestiti che distrattamente hai indossato e poco curato come il trucco che ti sei messa, che di sicuro un gran trucco non è, è stato lo specchietto retrovisore a dirtelo chiaramente…
Finiscono le lezioni e puoi tornare a casa a fare chissà che, magari studiare, meglio studiare, ma poi malauguratamente, cercando di rimanere al passo col mondo esterno, accendi la tv: il tg della sera e scopri che un uomo è riuscito a buttarsi col paracadute dallo spazio e che tu invece sei riuscita a malapena a rimettere insieme i pezzi dopo una nottata di sonno e ti rendi conto che, forse, il fatto di girarsi dall’altra parte e riaddormentarti non sarebbe poi stata una brutta idea…

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N.

Ma che bontà…

Immagine

Ok, lo ammetto, l’immagine è volutamente provocatoria e dopo cena forse addirittura esagerata per noi occidentali, quando l’ho aperta e mi sono resa conto di quanto fosse grande e dettagliata, beh, ho trattenuto il respiro…

Il problema però non è questo, avevo voglia di discutere con voi delle tante convenzioni sociali che ci permettono di inserirci nel nostro piccolo mondo e farci sentire parte di questo… quante volte ci è stato detto di stare composti a tavola, che la cena si fa tutti insieme nella dining room e che il divano è un tabù? tante, forse troppe… bene, come saprete, in Cina si mangia sì al tavolo ma su comodi cuscini, che poi si debba rimanere in ginocchio tutto il tempo questa è un’altra storia, non è il cibo che va portato alla bocca, ma è la bocca che si avvicina ad esso, inoltre quel risucchio della zuppa calda dal cucchiaio per il quale vostra madre, probabilmente vi ha squadrato anche se accadeva raramente e in maniera involontaria, fino a riuscire, con la sola forza dello sguardo, a farvi capire che vi stava mentalmente depennando dal testamento… beh, quello, sempre in Cina è un segno di gradimento verso il piatto che si sta consumando, sia questo una zuppa, della pasta o qualsiasi altra cosa…

Quante volte alla vista di un insetto si sentono voci da donzelle impaurite della serie ohpoveramecheschifotoglimelouccidiloschiaccialobrucialocheschifoSALVAMI!? Anche in questo caso tante, forse troppe, non so cosa costringa le donne dei nostri giorni a reagire così, è forse più femminile? Io con discrezione mi limito a scansarmi dal nemico per poi rinchiudermi in un antro e lì, discretamente, dare di matto. In un universo quanto mai vicino una sorpresa donna dai capelli corvini sorprendentemente lisci potrebbe reagire alla vista di un grillo con un “nontimuovereoggilomangioio!” o accontentarsi, se non avesse voglia di provare il brivido della caccia, di andare ad una bancarella di paese e rimpinzarsi con leccalecca al grillo o a diosolosaqualealtrabestia

La morale è che qualsiasi cosa facciate, comunque vi comportiate, per quanto possa essere inaccettabile qui, “rischierete” sempre di trovare in qualche angolo di mondo qualcuno che è d’accordo con voi; qualcuno che reputa sacri i polli di prateria piuttosto che le mucche, qualcuno che come animale da compagnia non si immaginerebbe mai un cane, qualcuno che ad un ipotetico rutto a tavola sarebbe felicissimo di proporvi il bis, qualcuno che i vostri shorts non li può soffrire, qualcuno che trova le cicatrici un segno di bellezza e non capirà mai perché qui le donne si ostinino a coprire il seno, qualcuno che insomma, di quello che pensa il mondo occidentale se ne frega sgranocchiando scarafaggi caramellati…

La prossima volta risucchiate la zuppa o mettete i piedi sul tavolo, da qualche parte qualcuno starà tifando per voi… Ma attenti a non esagerare…!

N.

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Il petrolio è da socialisti.

Hugo Chàvez, questo nome è risuonato nelle case di tutta Italia per giorni nell’ultimo periodo, quest’uomo dai classici tratti latino americani e dal sorriso facile è presidente del Venezuela dal 1999 ed è stato rieletto il 7 Ottobre.

Per molti fino a poco fa è risultato un dittatore, un nostalgico con ideologie di sinistra che ha ottenuto il potere desiderato e che ora non vuole più scendere dal palcoscenico, ma i numeri ottenuti negli ultimi anni e la ormai mutata opinione dei media fanno sì che mi ritrovi a riflettere sulla sua persona e sul suo operato.

Chavez è stato rieletto con una preferenza da parte dei venezuelani del 54,42%, l’affluenza alle urne è stata impressionante (più dell’80%, tanto per la cronaca questi risultati in Italia possiamo cominciare a sognarceli invece delle ormai noiose pecorelle), si è cercato di parlare di brogli elettorali e dittatura, considerazioni facili quando si vede a capo di una nazione sempre la stessa facciona olivastra, ma, dati i sistemi di controllo del voto, la grande partecipazione popolare e l’assenza di manifestazioni contrarie dopo il risultato elettorale, questa ipotesi non può essere più sostenuta.

Questo caldo paese non è al livello della Grande madre Russia, all’interno della quale, nonostante le catene umane di protesta e la tacita dichiarazione degli autoctoni di non aver votato per il presidente in carica, questi vince lo stesso, no, fortunatamente non è così.

Chavez nei suoi anni di governo è riuscito ad apportare considerevoli note positive al paese, tra cui, attraverso il profitto ottenuto tramite la nazionalizzazione del petrolio, istruzione, cure mediche e beni di prima necessità gratuiti per i meno abbienti, con un aumento progressivo del salario minimo per combattere l’inflazione… Forse la nazionalizzazione dell’oro nero non favorirà e non favorisce gli scambi e la politica esteri, ma non bisogna dimenticare che il Venezuela non è un paese fatto di ricchi proprietari terrieri e imprenditori, è composto per la maggior parte da poveri che non sanno come andare avanti, che non sanno come cavarsela se non, magari, ricercando fortuna altrove o cedendo alla criminalità (che è forse l’unico dato fallimentare della politica di Chavez, nonostante i tentativi di provvedere al problema).

Non so se senza la grande risorsa petrolifera questo sarebbe stato possibile, non so nemmeno se, pur avendola, sarebbe stato possibile in un paese come il nostro dove i politici salgono al governo e non vedono l’ora di cominciare il loro magnamagna che tanto in tv basta versare due lacrimucce mentre si chiede ai cittadini di andare in pensione molto più tardi o continuare a pagare tasse esorbitanti, forse non sarebbe stato possibile perché non ci sono rivoluzionari, non ci sono uomini dalle ampie vedute, non ci sono condottieri impavidi ansiosi di vedere le truppe andare avanti con orgoglio e vigore, forse siamo ormai guidati da un vecchio, grasso sovrano che rimane in panciolle nelle retrovie ad accarezzare cani da caccia, che tanto a lui i soldi arrivano comunque e la minestra è sempre calda, che tanto i 185 cavalli tedeschi vengono lo stesso a prenderlo a casa e lo portano dove vuole, che tanto va bene così e Marx era solo un pazzo.

N.

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